Mist3ri

Ritrovato nel 1930 a Chihuahua in messico, lo “Starchild” il

“Teschio del Bambino delle Stelle”.

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Nel 1930, una messicana trova degli scheletri in una miniera abbandonata. Non chiedetemi come.

Anzi chiedetemelo. Pare che gli scheletri fossero sotto un cumulo di terra, fuori dal cumulo usciva solo un braccio; un secondo scheletro teneva la mano a quello sottoterra.

Uno dei due scheletri era normale l’altro (quello sotterrato) no… Era deforme.

La messicana si porta a casa i teschi dei due scheletri ma non tutte le ossa.

A quanto ho capito la miniera e’ stata poi sommersa da un’inondazione e non fù più possibile rinvenire altre parti.

Qua sotto le foto di quello deforme… gli manca la mandibola perché andata persa, assieme ad altre parti durante l’innondazione della miniera.

“The starchild skull”.

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GLI ESSERI DI CHIHUAHUA

starchildScoperti in una grotta in Messico due scheletri interi appartenuti ad una donna amerinda e a un bambino non umano.

Lo studioso Lloyd Pye afferma: “Le anomalie fisiche non possono derivare da nessuna patologia nota”…

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Si ha notizia dell’esistenza di due diversi scheletri, dei quali si discute la possibile origine “aliena”.

Entrambi i reperti vennero rinvenuti in Texas, in circostanze molto diverse e non collegate tra loro.

Nel primo caso, una coppia (che desidera mantenere l’anonimato) entrò in possesso di un paio di teschi: uno chiaramente umano, l’altro “considerevolmente diverso dallo standard umano”.

Recentemente la coppia ha consegnato i teschi ai ricercatori Lloyd Pye e Mark Bean per alcune analisi.

Il teschio “anomalo” è stato sottoposto ad analisi preliminari da parte di diversi specialisti in anatomia e fisiologia umana e, secondo Pye, le indagini più specifiche sono attualmente in corso.

Secondo caso: l’ultima edizione (Marzo 1999) del “MUFON Journal” rendeva noto il ritrovamento di uno scheletro quasi intatto, simile a quello di “un piccolo essere”, con alcune caratteristiche anatomiche fuori dal comune.

Walter H. Andrus, direttore del “MUFON International”, nel suo articolo affermava che lo scheletro era stato dissotterrato dieci anni fa da un cacciatore di fossili, Richard Wallace, che lo consegnò a Robert Slaughter, professore di paleontologia nonché direttore del Museo Shuler, dell’Università Southern Methodist di Dallas, Texas.

Nonostante il reperto si trovasse nelle mani del professore Slaughter da tutto questo tempo, gli investigatori del MUFON ne sono venuti a conoscenza solo di recente.

Attorno ai due casi si è esteso un alone di leggenda ed un background culturale fortemente indicativi di una possibile origine aliena. Ma, altresì, in nessuno dei due casi è stata stabilita una connessione diretta con eventi UFO, né i ricercatori hanno finora riscontrato prove in senso non terrestre.

La descrizione del primo caso si basa su alcune informazioni e foto attualmente rintracciabili sul sito http://www.starchildproject.com. Dietro esplicita autorizzazione, presentiamo alcuni estratti del testo.

GLI STUDI DI LLOYD PYE

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Secondo una ricostruzione difficilmente accertabile, i crani rappresenterebbero tutto ciò che resta di due scheletri interi, dissotterrati circa 60-70 anni fa in una grotta sita a sud di Chihuahua, Messico, nello Stato di Chihauhau (appena a sud di El Paso in Texas).

Gli scheletri vennero sparpagliati da una tempesta che allagò il luogo dove erano stati nascosti originalmente.

Si salvarono solo i crani, ritrovati da una ragazza del luogo che li tenne con sé fino alla morte.

In seguito passarono nelle mani di una coppia americana che, dopo qualche anno, li diede ad un’altra coppia di americani, gli attuali proprietari. Questi ultimi contattarono il ricercatore Lloyd Pye durante un seminario da lui tenuto in Texas.

Pye, autore del libro “Everything You Know is Wrong (Vol. 1): Human Origins” (Tutto ciò che sai è sbagliato: le origini umane) ha condotto uno studio approfondito sull’evoluzione dell’umanoide e sulla sua possibile relazione con creature insolite denominate Bigfoot, Yeti, ecc. Pye sospettò immediatamente di trovarsi di fronte a un tipo di “essere umano” sconosciuto.

Pye sottolineò peraltro che il secondo cranio era quello di un adulto normale, probabilmente una femmina amerinda morta approssimativamente all’età di 20-30 anni.

Si spera che il test del DNA stabilisca se esistono o meno connessioni genetiche tra i due reperti.

Il cranio anomalo sembra essere quello di un individuo giovanissimo, forse sui cinque anni, date le suture delle ossa e la presenza di denti di un individuo in età infantile.

Sono assenti la mascella inferiore e parte di quella superiore; il resto è intatto. Le sue caratteristiche, straordinarie, si presentano come segue:

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Nessun seno paranasale. Pye fa notare che tutti i mammiferi possiedono seni paranasali; tuttavia gli è stato riferito da uno specialista che in rarissimi casi di patologia umana, i seni paranasali possono mancare.

 

Cavità orbitali molto insolite. Secondo Pye esse sono “veramente sconcertanti, anche per gli esperti”. Le cavità orbitali risultano estremamente piatte rispetto ai normali standard, e “i canali del nervo ottico sono deviati in basso ed in dentro in modo da rendere molto inverosimile la mobilità del normale bulbo oculare. Con questa conformazione il rilevamento visuale si baserebbe più sul movimento della testa che su quello dell’occhio”.

 

Forma del cranio fortemente anomala. L’area parietale sporge da entrambi i lati delle orbite senza alcuna traccia di tempie normali, ma il retro del cranio è davvero strano, essendo sia ingrandito che drasticamente appiattito. Un esperto attribuì questa deformità ad una possibile combinazione di una patologia e/o la fasciatura della testa in età infantile, praticata in molte culture primitive. Il cranio mostra una forte simmetria bilaterale, mentre la maggior parte dei crani deformati da patologie sono caratterizzate da asimmetrie distinte. Nessuno degli esperti che sinora se ne è occupato ha postulato una patologia nota capace di generare fattezze così insolite e, ancora a detta di Pye, non esistono fasciature capaci di provocare artificialmente una forma cranica di quel tipo.

 

Base cranica. Il gran forame occipitale (il buco alla base del cranio dove confluisce il midollo spinale) è spostato chiaramente in avanti, approssimativamente al centro inferiore, in modo che la testa, fortemente distorta, possa trovare il suo centro di equilibrio sul collo. Questo non sarebbe stato possibile se il forame occipitale fosse stato disposto al centro posteriore come negli esseri umani normali.

Il Leggendario Starchildren

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Su questo reperto debbono essere condotti ancora molti esami.

Tuttavia, Pye ed il suo socio Mark Bean si stanno chiedendo se il cranio possa rappresentare una creatura umanoide di origine “non terrestre”, o eventualmente un “ibrido” di origine solo in parte umana.

A parte i lineamenti anatomici molto particolari, il cranio è accompagnato dalle leggende locali dello “Starchild”.

La leggenda dello “Starchild (Ragazzo Stella)” risale a più di 200 anni fa, ed è narrata dai nativi della regione di Chihuahua, località dove vennero rinvenuti i teschi.

Vi si narra che “Esseri stellari” scesero dal cielo e fecondarono le donne negli sperduti villaggi della regione.

Alle donne fu permesso di partorire i cosiddetti “Starchildren” e di allevarli poi per diversi anni. Infine, gli Esseri stellari sarebbero tornati a prendere la loro progenie per riportarla in cielo.

Non è stata stabilito alcun legame diretto tra i reperti e questa leggenda, anche se si è ipotizzato che il cranio della donna adulta possa essere appartenuto alla madre del bambino anomalo. “Se la sua gravidanza fosse avvenuta in seguito ad un incontro ravvicinato, la donna avrebbe potuto temere che gli Esseri Stellari le togliessero il bambino – ipotizza Pye – e potrebbe aver deciso di uccidersi nella caverna pur di non affrontare tale presunta alternativa”.

Altra tesi possibile è che la donna ed il bambino siano morti in un incidente o per malattia, e che siano stati seppelliti a parte, con tutti gli onori dovuti ad esseri divini (categoria in cui probabilmente anche la donna rientrava secondo i nativi, in quanto scelta dagli esseri celesti).

È abbastanza improbabile che si possano trovare conferme all’ipotesi dello “Starchild”.

Ma il cranio esiste e finora ha sconcertato anche gli esperti. È in corso un ulteriore esame, che sarà riportato dalla “CNI News” non appena i risultati saranno disponibili.

Le foto, le animazioni e ulteriori dettagli sono disponibili sul sito web http://www.starchildproject.com

(Lloyd Pye si attende aiuti finanziari per un approfondimento delle sue indagini).

Articolo per chi vuole approfondire ulteriormente.

CORREVA l’anno 1100, nel Messico nord occidentale, quando due esseri decisero di morire insieme, all’interno di una miniera sotterranea.

Una seppelli’ l’altro, e poi si levo’ la vita a sua volta. Erano madre e figlio. I due scheletri sono stati trovati per caso da una ragazzina nel 1930, che li conservo’ per ricordo in una scatola nella soffitta di casa.

Settant’anni dopo, gli scheletri, passando di proprietario in proprietario, arrivarono nelle mani di Mister Lloyd Pye, un americano appassionato di scienza e parascienza, deciso ad arrivare all’origine di quelle ossa.

Il motivo di tanta curiosita’? «La forma eccezionale del teschio bambino – ci dice Mister Pye – Una forma oblunga mai vista prima, con delle caratteristiche davvero particolari».

Altri scienziati che avevano avuto modo di vedere quel teschio avevano rubricato il caso nella categoria delle deformazioni genetiche, ma Mister Pye voleva arrivare fino in fondo, e ha fatto eseguire, a sue spese, un complesso esame del Dna.

Dopo settimane di attesa, il responso: il piccolo teschio appartiene a un nativo messicano la cui madre risulta chiaramente riconoscibile, e il cui padre non solo non ha lasciato tracce genetiche, ma risulta avvolto nella piu’ completa indecifrabilita’.

E’ nato cosi’ lo «Starchild Project», il progetto «Bambino delle stelle», ovvero un’indagine – portata avanti da Mister Pye e da altri appassionati del genere – che intende rivelare la misteriosa provenienza del piccolo nativo.

E tentare l’azzardo: se fosse figlio di alieni? Mister Pye, come le e’ venuta l’idea di attribuire la paternita’ del piccolo teschio a forme di vita non terrestri? «La mia prima reazione e’ stata un’altra, anche io pensavo si trattasse di una deformazione.

Quando i proprietari mi sottoposero il caso, nel 1999, eravamo tutti e tre convinti al 99 per cento che si trattasse di una malattia, anche se la forma oblunga ci ricordava un alieno dei film.

Poi pero’, dopo un esame a raggi X, un esperto radiologo ci disse di non essersi mai imbattuto in una cosa del genere. E’ stato allora che abbiamo pensato che potesse trattarsi di qualcosa di non completamente umano.

Sfortunatamente il teschio fu presentato a una conferenza dedicata agli Ufo, e da li’ nacque l’etichetta di ”bambino delle stelle”, che in effetti non faceva prendere la cosa molto sul serio.

Ma colgo l’occasione per dire che io sono interessato soprattutto a una cosa: rintracciare l’origine del teschio».

Che tipo di evidenza scientifica puo’ portare a supporto della teoria su tracce di alieni? «Non c’e’ nessuna evidenza del fatto che il teschio sia di un alieno, ma abbiamo molte prove del fatto che non appartiene a nulla di classificabile come umano.

Il test del Dna non e’ stato in grado di riconoscere il Dna nucleare nel teschio del ”bambino delle stelle”, e un rapporto di 11 specialisti ha concluso che il teschio ”e’ unico nella storia degli studi mondiali sulle deformazioni craniofacciali”.

Non c’e’ stato scienziato ne’ dottore ne’ micologo capace di spiegare le strane fibre e i residui trovati all’interno delle ossa del ”bambino delle stelle”.» Come ha reagito il mondo accademico e scientifico alle sue ipotesi? «Con risposte miste, direi, piu’ improntate alla critica che non al sostegno e all’interesse genuino».

Il dibattito e’ in corso, soprattutto sul suo sito Internet (www. starchildproject.com).

Che cosa si aspetta in futuro? «Grazie ai continui progressi nei metodi di indagine genetica, spero che sara’ presto possibile ricostruire la sequenza del Dna nucleare e dimostrare, in un modo o nell’altro, che cosa e’ veramente.

Se si tratta di qualcosa di non completamente umano, allora sarebbe la piu’ importante scoperta del nostro tempo.

Se invece e’ umano, saremmo di fronte alla piu’ bizzarra deformita’ umana, che aprirebbe la strada a ulteriori e interessanti indagini.

L’osso dello ”Starchild”, ad esempio, e’ significativamente piu’ resistente delle normali ossa umane. Immaginiamo il potenziale del progresso medico se potessimo determinare come incoraggiare la crescita di un tipo cosi’ resistente di osso.

Qualsiasi sia la risposta, voglio sapere la verita’ su questo teschio».

Quanto denaro e’ riuscito a raccogliere fino ad oggi per finanziare il progetto? «Nei primi anni mi sono dato da fare per cercare donazioni, ma non sono mai state sufficienti, e alla fine ci ho messo talmente tanti soldi di tasca mia che ho rischiato la bancarotta.

Dal 2003 pero’ ho messo insieme un piccolo gruppo di donatori grazie ai quali e’ possibile continuare le ricerche.

Sono molto grato a tutti coloro che mi hanno aiutato a portare questo progetto cosi’ lontano».